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In ricordo di Lucio Gambi

Geografo per destino e storico per vocazione, come amava definirsi, Lucio Gambi (Ravenna 1920 – Bologna 2006) è stato una delle figure più originali e inclassificabili della cultura italiana del Novecento. Ha costruito una geografia profondamente personale, nutrita di storia e attenta ai segni che il lavoro umano lascia sul territorio, e ha saputo tradurla in impegno civile e istituzionale: dal gruppo di Geografia Democratica, nato intorno a lui negli anni Settanta, alla fondazione dell’Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna, di cui fu il primo presidente.

In occasione dell’anniversario della sua scomparsa, la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna lo ricorda con due contributi video e una selezione di letture.

Il ricordo di Franco Farinelli

Franco Farinelli ripercorre la figura di Gambi, suo maestro: un intellettuale irriducibile a qualsiasi schema, capace di tenere insieme elementi contrastanti, dotato di un’eleganza e di un’apertura mentale che lo rendevano estraneo a ogni conformismo. Al centro del ritratto, il rapporto strutturale con la storia, che lo rese spesso incompreso dagli stessi geografi, e l’idea di una geografia democratica, aperta e pubblica.

L’intervento di Roberto Balzani

Dagli archivi degli incontri della Fondazione, l’intervento di Roberto Balzani alla giornata di studi Microstoria, proto-industria, saperi. Ricerche di storia del lavoro oggi ricordando Carlo Poni (3 ottobre 2019).

Ricostruendo la stagione, tra gli anni Settanta e Novanta, in cui nacquero il Museo della civiltà contadina di San Marino di Bentivoglio e il Museo del Patrimonio industriale di Bologna, Balzani restituisce il ruolo di Gambi nella costruzione della cultura regionale. Insieme ad Andrea Emiliani, Gambi diede vita nel 1974 all’Istituto per i beni culturali, sei mesi prima della nascita del Ministero per i beni culturali e l’ambiente, con l’idea che la conoscenza del patrimonio e del paesaggio, letti “dal basso”, spettasse alla Regione.

Da geografo, portò questa impostazione alle estreme conseguenze, facendo della Regione Emilia-Romagna lo strumento per una lettura complessiva del territorio: cartografica e sociale, geografica e paesaggistica.

Da leggere

Lucio Gambi, Una geografia per la storia, Torino, Einaudi, 1973
Una delle sue opere più note: la raccolta di saggi in cui Gambi espone l’idea di una geografia intrecciata alla ricerca storica, attenta ai segni che il lavoro umano lascia sul territorio.

Una geografia per la storia  

 

Andrea Emiliani, Una politica dei beni culturali, Torino, Einaudi, 1974
Con scritti di Pier Luigi Cervellati, Lucio Gambi e Giuseppe Guglielmi. Il volume documenta la riflessione da cui nacque, nello stesso anno, l’Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna, di cui Gambi fu il primo presidente.

Una politica dei beni culturali

 

Lucio Gambi, L’Emilia-Romagna è una regione?, in Luisa Avellini, Maura Palazzi, L’Emilia-Romagna: una regione, Bologna, Zanichelli, 1980
Una domanda solo in apparenza provocatoria, con cui Gambi interroga l’identità storica e territoriale della regione.

L’Emilia-Romagna una regione   

 

Lucio Gambi, Qualche riflessione sui rapporti fra cultura della Resistenza e ambiente, in «Metronomie. Ricerche e studi sul sistema urbano bolognese», n. 7, 1996, pp. 197-200
Un breve intervento che lega la cultura nata dalla Resistenza al tema del territorio e dell’ambiente.

Metronomie n. 7 del 1996

Per approfondire

Una ricca antologia dei suoi scritti è liberamente consultabile online: La cognizione del paesaggio. Scritti di Lucio Gambi, a cura di Maria Pia Guermandi e Giuseppina Tonet, Bologna, Bononia University Press, 2008 (PDF).

Massimo Rossi, Per una bibliografia di Lucio Gambi, in «Geostorie. Bollettino e notiziario», XVII, n. 1, gennaio-aprile 2009, pp. 101-117
Oltre duecentoquaranta titoli in ordine cronologico: le monografie e i contributi di Gambi, gli scritti e le iniziative a lui dedicati, la rassegna stampa. Un lavoro dichiaratamente non esaustivo, preparato per le Giornate di studio sul paesaggio che la Fondazione Benetton Studi Ricerche gli dedicò a Treviso nel febbraio 2009, ma ancora oggi il punto di partenza più completo per orientarsi nella sua vasta produzione. [PDF]