Giuseppe Dozza: personale è politico
Giuseppe Dozza: personale è politico
Il percorso virtuale Giuseppe Dozza: personale è politico è pensato per restituire in maniera il più possibile accurata, ma accessibile a un pubblico vasto, la peculiare poliedricità della figura di Giuseppe Dozza.
Qualche cenno biografico
Nato a Bologna il 29 novembre 1901, Giuseppe Dozza è stato tra i fondatori del Partito comunista d’Italia a Livorno nel 1921. Perseguitato dal fascismo, visse tra la Francia e l’Unione Sovietica fino al 1943, anno in cui tornò in Italia figurando tra i principali organizzatori della Resistenza in Emilia-Romagna. Fu membro dell’Assemblea costituente, occupandosi principalmente del rapporto tra Stato ed enti locali. Nominato sindaco di Bologna dal Comitato di Liberazione Nazionale al termine della guerra, e riconfermato dal voto popolare nelle elezioni del 1946, ricoprì tale carica ininterrottamente fino al 1966. La ricostruzione della città dalle macerie fisiche e sociali del conflitto fu il primo gravoso compito del neosindaco, in seguito artefice dello sviluppo dei servizi per la cittadinanza (a titolo di esempio si possono citare la rete degli asili comunali, l’investimento sul trasporto pubblico e il palazzo dello sport). Nel corso dei suoi mandati alimentò la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, processo culminato con l’istituzione, nel 1964, dei Consigli di quartiere. Per ragioni di salute fu costretto a dimettersi da sindaco nel 1966, lasciando l’incarico a Guido Fanti. Morì a Bologna nel 1974.

Tratto non raro della sua generazione, Dozza riassunse in sé al contempo le figure del militante rivoluzionario, dell’esule antifascista, del combattente della Resistenza, del Costituente, del politico comunista, dell’abile amministratore locale, oltre ovviamente al suo essere un individuo privato, con i propri amori, le proprie emozioni, le proprie paure, i propri aneliti e le proprie relazioni, sia amicali che professionali.
Il percorso
Raccoglie la sfida ed esprime la necessità di rappresentare, in un unico percorso, l’insieme di questi diversi tratti, i quali solo se considerati tutti insieme riescono a fornire un’immagine verosimile, sfaccettata e non essenzialista della personalità e della vita di Giuseppe Dozza. In ogni sezione della mostra il privato si interseca con il politico mostrando l’inestricabile legame tra i due ambiti, nella biografia di Dozza così come in quelle di tante altre figure toccate nel corso della sua vita.
La mostra ha un carattere spiccatamente multimediale, grazie alla ricchezza e alla varietà dei materiali conservati negli archivi della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna: documenti d'archivio, fotografie, registrazioni audio e filmati si combinano per offrire un'esperienza accessibile a un pubblico vasto, pur mantenendo il rigore della ricerca storica.
La mostra è stata realizzata con il supporto formativo del progetto Dicolab. Cultura al Digitale, promosso dal Ministero della cultura - Digital Library nell'ambito del PNRR Cultura 4.0, realizzato dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e finanziato dall'Unione europea - Next Generation EU.
Gli amori di un giovane rivoluzionario
La prima sezione è dedicata ai primi anni di militanza politica di Dozza e agli esordi del suo rapporto sentimentale, poi durato fino alla morte, con Santa Dall’Osso detta Tina. Il nucleo principale è rappresentato dalle cartoline che Dozza e Tina si scambiarono quasi quotidianamente tra il 1917 e il 1921, tra le cui righe sono mescolati la passione amorosa, le speranze rivoluzionarie, le paure nei confronti degli attacchi squadristi del nascente fascismo, l’orgoglio di lottare per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
I compagni
La sezione è dedicata ai rapporti di Dozza all’interno dell’antifascismo bolognese, nati in alcuni casi già a partire dagli anni Dieci, in cui spesso alla comune militanza, nutrita dalla condivisione dei medesimi ideali politici, si mescolavano sentimenti di amicizia e affetto reciproci. Il nucleo fondamentale è dedicato alla lunga amicizia con i coniugi Paolo Betti e Lea Giaccaglia, conosciuti nella seconda metà degli anni Dieci, il cui culmine è rappresentato dall’affidamento a Dozza della primogenita della coppia, ormai certa dell’arresto e desiderosa di salvare la vita alla figlia, nel 1926: sono messe in mostra fotografie e lettere degli anni Venti e Trenta.
L'esilio in Francia
La sezione è dedicata all’esilio francese di Giuseppe Dozza e di Santa Dall’Osso, ora coniugi, costretti a espatriare dall’Italia a metà degli anni Venti per sfuggire alla repressione politica violenta cui li sottoponeva il regime fascista. Un’attenzione rilevante è posta al periodo passato a Tolosa, durante il quale Dozza, messo ai margini del partito comunista di cui era ormai divenuto uno dei dirigenti più rilevanti in seguito a un dissidio con Stalin in persona, si dedicò all’agricoltura e alla vendita dei suoi prodotti al mercato locale insieme all’amico, anch’egli futuro dirigente del Pci, Emilio Sereni.
Il ritorno in Italia
La sezione è dedicata all’avventuroso ritorno in Italia di Dozza, intrapreso nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, e al suo impegno nella Resistenza, prima a Milano e poi, soprattutto, a Bologna. Sono messi in mostra, tra gli altri documenti, le lettere scritte in linguaggio cifrato e indirizzate alla moglie durante il viaggio tra la Francia e l’Italia, le carte d’identità false e i travestimenti necessari per evitare gli arresti, le comunicazioni tra Dozza e gli altri dirigenti della Resistenza bolognese.
Il Dopoguerra
La sezione è dedicata agli anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale: si succedono documenti istituzionali dell’Assemblea costituente, fotografie di eventi a cui partecipò in qualità di Sindaco di Bologna, momenti privati in compagnia della moglie Tina, filmati che lo ritraggono nel corso delle sue giornate di lavoro. Lungi dall’essere un politico chiuso nella sua torre d’avorio, Dozza si è sempre contraddistinto per la bonomia e il legame stretto con la cittadinanza, come dimostrano i materiali qui mostrati.
Una Giornata con il sindaco, una (1964). Un film per campagna elettorale e elezioni amministrative.
Sindaco della liberazione, il (1975). Produzione: Federazione PCI Bologna.
La passione per la montagna
La sezione è dedicata alla più grande passione di Dozza, ovvero l’amore per l’alta montagna. Socio CAI, Dozza amava fare escursioni e scalate in compagnia della moglie e degli amici, tra cui molti erano anche suoi compagni di partito e colleghi dell’amministrazione bolognesi come l’assessore Paolo Fortunati: anche in questa sezione, l’intreccio tra il privato e il politico è al centro del racconto. La sezione termina con un documento eccezionale, ovvero la cartolina inviata nel 1954 dalla spedizione italiana che, per la prima volta nella storia, aveva appena conquistato la vetta del K2: gli autografi di tutti gli alpinisti coinvolti testimoniano il rispetto nutrito per Dozza nella comunità alpinistica.
Il primo comunista italiano negli Stati Uniti
L’ultima sezione è dedicata a un viaggio molto particolare: nel giugno del 1961, in seguito all’invito a partecipare alla World Conference of Local Governments tenuta a Washington e presieduta da Dwight D. Eisenhower, Giuseppe Dozza è stato il primo esponente del partito comunista italiano a visitare in maniera ufficiale gli Stati Uniti d’America. Sono esposti i documenti ufficiali della conferenza, i programmi dei ricevimenti e soprattutto le lettere scritte durante tutto il soggiorno alla moglie Tina, colme di ironia e dense di acute osservazioni su una realtà, quella statunitense, a volte molto lontana e a volte inaspettatamente vicina. L’esposizione è impreziosita dalle letture delle medesime lettere da parte dell’attore Lino Guanciale.
Bologna 29 agosto 1919
Washington 13 giugno 1961
Washington 14 giugno 1961
Washington 15 giugno 1961
Washington 17 giugno 1961
Washington 18 giugno 1961
Washington 19 giugno 1961