
La Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, nel mese di luglio 2020, ha somministrato un questionario ai giovani che, dal 2003 hanno svolto il servizio civile all’interno della biblioteca e dell’istituto.
L’indagine mirava ad avere un riscontro rispetto a quell’esperienza e in generale a comprendere come il Servizio civile possa influire sulla vita professionale e sociale di chi l’ha scelta. Inoltre è stata condotta anche in un’ottica più ampia e sperimentale, essendoci l’intenzione di estendere in un secondo momento la ricerca anche ai progetti di Servizio civile di altri enti e istituzioni. Peraltro, la ricerca si inserisce nell’ambito di un tema – quello dell’approfondimento dell’attuale mondo del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i giovani – su cui recentemente hanno lavorato anche AICI (l’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane, di cui fa parte anche la Fondazione Gramsci) e la stessa Fondazione, che nel 2016 ha condotto un’estesa ricerca coordinata dalla professoressa Matilde Callari Galli (e ha pubblicato il relativo libro Giovani e lavoro a Bologna).
I ragazzi e le ragazze che hanno scelto il progetto di Servizio civile della Fondazione Gramsci sino al 2020 sono stati 40
(oltre a 3 ragazze che, dopo aver svolto il Servizio civile, sono state assunte presso la Fondazione, e quindi sono state escluse dalla somministrazione in quanto hanno contribuito alla stesura del questionario e alla realizzazione del progetto). Al questionario hanno risposto 31 persone (12 uomini e 18 donne) con un’età media di 34,5 anni (al momento della compilazione, non dello svolgimento del Servizio civile); di queste, al momento della compilazione, 23 lavoravano, 7 studiavano (Università o formazione post-laurea), 4 lavoravano e contemporaneamente studiavano, 1 era non occupato, e precisamente in cerca di lavoro da meno di sei mesi. Dei 23 lavoratori, 10 sono dipendenti a tempo indeterminato, 7 a tempo determinato, un imprenditore, 3 liberi professionisti e un lavoratore autonomo.
Più di un terzo degli attuali lavoratori (8) è occupato in ambito propriamente culturale (biblioteche, settore culturale e delle industrie creative): la maggior parte di questi, al momento della presentazione della domanda di Servizio civile, frequentava l’università, preparava la tesi o seguiva un corso post-laurea (6). Questi stessi occupati in ambito culturale dichiarano nel questionario che l’esperienza presso la Fondazione Gramsci ha influito poco sul percorso di studi – anche perché evidentemente stava volgendo al termine – e che invece ha influito significativamente (abbastanza o molto per 6 su 8) sul percorso professionale/lavorativo.
Da quanto emerge dal questionario, le principali motivazioni alla base della scelta del Servizio civile, in generale, sono di carattere professionale (“è un’esperienza che potrebbe servirmi in futuro per il lavoro”) e formativo (“è un’occasione di formazione”), ma molti citano anche l’autonomia economica, seppur limitata, che offre e l’opportunità di crescita personale.
Il progetto della Fondazione Gramsci, più in particolare, è scelto soprattutto in quanto visto come una possibilità di lavorare presso una biblioteca o comunque in ambito culturale. Tra le varie attività svolte, il trattamento di libri e documenti è l’attività che i rispondenti hanno preferito svolgere, assieme al servizio di accoglienza e di reference della biblioteca.
Chi ha svolto il Servizio civile presso la Fondazione Gramsci complessivamente è molto soddisfatto dell’esperienza (con una media di 7,6 su 10, e oltre il 90% che esprime un giudizio di almeno 7).
Aspetti che i rispondenti ritengono di aver significativamente potenziato nel corso dell’attività presso la Fondazione sono la capacità di lavorare in gruppo, il livello di impegno e responsabilità e le competenze specifiche sull’attività lavorativa in oggetto.
Emerge inoltre dal questionario che l’esperienza presso la Fondazione Gramsci ha influito di più sul successivo percorso professionale/lavorativo che sul percorso di studio (dove le posizioni sono nettamente divise a metà tra per nulla/poco e abbastanza/molto).
Il Servizio civile per circa il 74% (23) dei rispondenti non è stata la prima esperienza lavorativa, hanno svolto altre attività lavorative prima del Servizio civile (la maggior parte dei rispondenti aveva svolto dei lavori occasionali o lavori a termine).
Una sezione del questionario approfondiva anche l’attuale situazione socio-economica dei rispondenti, e la loro attitudine verso il volontariato e la politica. Emerge ad esempio che circa il 60% è economicamente autonomo, mentre il 40% circa riceve un aiuto economico dai genitori, o per spese ordinarie, o straordinarie e superflue. Oppure che la maggior parte non svolge attività di volontariato (71%), anche se a molti piacerebbe (quasi 55%). Tra coloro che svolgono volontariato, prevale l’impegno in ambito culturale, sociale e ambientale, generalmente e mediamente per almeno cinque ore a settimana. Solo una piccola parte (meno del 13%), invece, svolge attività politica.
Anche se l’universo preso in esame è piccolo, dal questionario sono scaturite informazioni importanti, e comunque diversi spunti di riflessione interessanti da tenere in considerazione per uno sviluppo più ampio del progetto. Va aggiunto, infatti, che con questi numeri si potevano utilizzare altre metodologie di ricerca, ma si è preferito testare il questionario proprio nell’ottica sperimentale e di ampliamento dell’indagine accennate in precedenza.
Indagide a cura di Natascia Nuzzo