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Dialogo a partire dal libro Lampedusa/Gaza. L’orologio coloniale e i linguaggi interrotti

È in programma per venerdì 14 novembre 2025 alle ore 17.30 presso la Sala Convegni (Fondazione Barberini Via Mentana 2 – Bologna) il dialogo a partire dal libro Lampedusa/Gaza. L’orologio coloniale e i linguaggi interrotti di Iain Chambers (Orthotes, 2025)
Intervengono insieme all’autore:
Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
Teresa Colliva (Fondazione Gramsci Emilia-Romagna)
La diretta dell’incontro:
Iain Chambers è uno scrittore e ricercatore indipendente. Si è specializzato in studi culturali presso il Centre for Contemporary Cultural Studies dell’Università di Birmingham. Ha insegnato studi di teoria culturale e postcoloniale del Mediterraneo presso l’Università di Napoli L’Orientale, dove ha co-fondato il CSPG (Centro Studi Postcoloniali e di Genere). I suoi lavori indagano i temi della modernità, delle migrazioni, delle culture mediterranee e delle eredità coloniali. Nel 2022 è stato membro del collettivo «Jimmie Durham & A Stick in the Forest by the Side of the Road» che ha partecipato a Documenta Fifteen. Scrive regolarmente per il Manifesto.

Questo libro esplora le intersezioni tra migrazione, arte e colonialismo, interrogando il Mediterraneo e Gaza come uno spaziotempo plasmato da rapporti di potere storicamente asimmetrici e configurato come un laboratorio aperto della modernità. Attraverso una serie di itinerari critici, si estrae dalle rovine del presente la trama intrecciata di colonialismo e razzismo costitutiva della modernità occidentale. Nei linguaggi delle arti postcoloniali si incontrano strumenti critici in grado di sfidare le narrazioni egemoniche con configurazioni inaspettate della realtà contemporanea. Qui, Gaza, devastata dal genocidio, si impone come punto focale, rivelando tutti i limiti dell’Occidente: la sua politica, ovviamente, ma anche il suo umanesimo e la sua estetica. Nella violenza coloniale del presente, il testo afferma con urgenza la necessità di smantellare le architetture epistemiche e politiche dell’Occidente, per sostenere degli orizzonti critici che rispondano alle storie negate e alle voci e vite rifiutate. In questo lavoro di smontaggio del Mediterraneo e del mondo contemporaneo, si mette in luce la centralità politica della traduzione storica e culturale continua che sostiene un’appartenenza mobile, e ci parla sempre di futuri radicalmente più democratici.


